L’annuncio del presidente americano Donald Trump sui colloqui costruttivi e l’intenzione di non procedere a nuovi attacchi fino al 3 novembre.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump esclude un nuovo attacco contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato, previste per il 3 novembre. La posizione è stata espressa direttamente dal leader americano attraverso un messaggio pubblicato sul social Truth, nel quale ha sottolineato che Washington sta portando avanti “discussioni produttive” con Teheran. Trump ha voluto così chiarire che, almeno fino all’appuntamento elettorale, gli Stati Uniti non intendono avviare nuove operazioni militari contro il Paese.

Guerra in Iran: l’annuncio di Trump
Nel suo intervento, il presidente ha descritto l’Iran come una nazione in gravi difficoltà, sia dal punto di vista economico sia sotto il profilo militare. Ha inoltre ribadito che il blocco rimarrà pienamente operativo, soffermandosi anche sul traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz.
Secondo quanto scritto da Trump, infatti, il passaggio marittimo starebbe registrando volumi particolarmente elevati. “22 milioni di barili solo la scorsa notte, senza che nemmeno un barile provenisse dall’Iran o fosse diretto verso l’Iran”, ha dichiarato il presidente, riferendosi alle quantità di petrolio transitate nello Stretto. Il messaggio ribadisce quindi la sua intenzione di mantenere la pressione su Teheran senza ricorrere, almeno prima del voto di novembre, a un nuovo attacco.
La situazione del conflitto e la possibile escalation
Le dichiarazioni arrivano mentre il Pentagono starebbe valutando possibili sviluppi militari. Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita alcune fonti, il Dipartimento della Difesa americano sta preparando diverse opzioni per riprendere operazioni di combattimento su larga scala contro l’Iran.
I piani elaborati prevederebbero una campagna di attacchi della durata di tre giorni. Tra gli obiettivi possibili figurerebbero gli arsenali iraniani di droni e missili, gli impianti energetici e altri siti militari. Sempre secondo il quotidiano, tre portaerei dovrebbero inoltre arrivare presto in Medio Oriente.
Il quadro delineato presenta dunque due sviluppi paralleli: da una parte, Trump conferma pubblicamente la volontà di evitare un attacco prima delle elezioni di metà mandato e parla di contatti produttivi con Teheran; dall’altra, secondo le fonti citate dal New York Times, il Pentagono starebbe predisponendo piani per un’eventuale ripresa delle operazioni militari su vasta scala.